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    Bestiario delle emozioni

    “Ho rincorso il Desiderio e ciò che ho trovato prima di raggiungerlo è stata una costellazione di bestie che nessun naturalista si era mai preso la briga di studiare. Creature di cui percepiamo, nel fluire delle nostre esistenze, echi astratti a cui cerchiamo di dare dei nomi, ma che in realtà hanno corpi tangibili, voci a volte sottili, a volte roboanti, abitudini e caratteri peculiari. Possiamo accorgerci di loro solo se scegliamo di farlo.”

     

    Francesco Cangioli è nato nel 1991 a Prato, dove vive e lavora come neuropsicomotricista. Alcuni dei suoi racconti brevi sono stati pubblicati nella webzine Nuova Ciminiera, che ha inoltre ospitato una rubrica interamente dedicata al “Bestiario delle emozioni”. Nel 2022 un suo romanzo ine- dito ha ottenuto una segnalazione al premio Italo Calvino. Collabora con Podcastory come autore di testi per podcast narrativi. Si occupa inoltre di scrittura terapeutica, organizzando laboratori che integrano canali espressivi diversi.

    15,16 
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    Cut-off

    In queste poesie si mette a nuda la povertà e la precarietà di quel grumo che chiamiamo io, che “è in verità un ammasso di scissioni, fessure doloranti, contraddizioni irrisolte.” Sul piano stilistico la risentita cifra morale della scrittura di Giusti è facilmente rinvenibile nella pronuncia di una voce ironica, scettica, stridente e agra, mai cinica. Una voce che pur diffidando rilancia, né illusa né arresa che si fa carica della sfida necessaria alla letteratura contemporanea: Offrire a quell’unità “evolutiva ibrida chiamata essere umano”, uno spazio per raccontarsi di nuovo, per raccontarsi nuovo .

    14,21 
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    Sommerreise

    In Sommerreise, la perizia formale si evolve in una forte consapevolezza dei propri mezzi, traducendosi in un viaggio a ritroso nel passato storico e biografico, in sostanza in un tentativo di recupero di senso. E se la “poesia è forma” allora Orso sceglie la strada dell’esattezza, per fissare esperienze e situazioni che, altrimenti, sarebbero destinate all’oblio. Esattezza che coinvolge i luoghi riattivandoli, vivificandone, attraverso una precisione “nomenclatoria” capillare, l’ineluttabile scomparsa, come avviene, principalmente ma non solo, nella quarta sezione, Quaderno di campagna.

    Per questo in tutto il percorso della raccolta «pullulano pistilli e gemme, inesauste germinazioni», i risultati di un’onestà cercata nel contrasto con l’arbitrarietà linguistica.

    14,21 
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    Conversazione

    Al centro di questo libro, c’è il mistero della poesia e il suo difficile, necessario dispiegarsi in tutti i tempi, anche nel nostro. Scritto nel bel mezzo della pandemia di Covid-19, Paolo Febbraro e Stefano Modeo ci regalano una serie di riflessioni profonde e coinvolgenti, attraversando anche le contraddizioni del presente, la politica, la storia. E, così facendo, riportano al centro l’antica arte del dialogo

     

    14,21 
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    Alla finestra. Sguardi, soglie e fratture tra pittura e cinema

    La finestra è tra le immagini più suggestive di cui l’uomo dispone da sempre. Pur essendo un oggetto architettonico comune, tanto semplice quanto quotidiano, non si contano le volte in cui sia stata posta a soggetto di una qualche fantasia o intuizione creativa, ispirando anche solo parzialmente opere pittoriche, cinematografiche o riflessioni sulla condizione umana.

    Un appassionato ed eclettico viaggio

    nelle periferie visive

    di alcuni capolavori della pittura e del cinema.

    Una strana galleria di opere,

    in cui la finestra,

    attraverso il corpo e lo sguardo,

    schiude la via

    alla nostra soggettività più intima.

    17,06 
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    Per far vivere altro cadiamo

    Per far vivere altro cadiamo: sacrificio o disperazione, lotta, denuncia o ab- bandono, nel turbinio di vita e morte, di fatto una richiesta, la ricerca di senso; già dal titolo dell’esordio di Marco Carretta troviamo un ventaglio di possibilità e i quesiti irrisolvibili dell’uomo.

    Ronzava in fabbrica
    la corsa continua il rito
    ognuno cercava piegato arnesi
    e tra gli arnesi le carezze del padre.

    14,21 
  • Madre nel cassetto

    Mamma tentava di suicidarsi tutte le settimane. Le domeniche, di preferenza. Forse perché papà era a casa e poteva intervenire, per evitare il peggio. «Te ne pentirai», ammoniva lungimirante tagliandosi le unghie davanti al televisore mentre mamma rovistava tra i coltelli minacciando di tagliarsi le vene.

     

    Sergio La Chiusa, tre anni dopo “I Pellicani” (Miraggi, 2020), torna con un’altra irresistibile affabulazione intrisa di humor nero e gustosissima letterarietà.

    10,00 
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    Lestat sono io

    Quaranta anni fa Flusser scriveva che solo i cosiddetti fotografi sperimentali si “sforzano effettivamente di produrre informazioni impreviste”, solo loro sanno “di giocare contro l’apparecchio”. Ma neppure loro, continuava, “sono coscienti della portata della loro pratica: non sanno di stare tentando di fornire una risposta alla questione della libertà nel contesto generale degli apparecchi”.

    Bongiorni è dotato di una grande tecnica che gli consente di giocare questa partita sperando di uscirne vincitore

    23,69 
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    Le cose penultime

    […]

    Il modo in cui la luce prende in te,

    impregnando quella complessità davanti a cui

    la scienza si arrende, una piega diversa,

    un che di più dolente, di più preciso,

    di più completo, di appena immaginato.

    Come il tuo corpo ferma

    il pullulare di forze in cui muoviamo

    affaticati, e quasi ne nasconde

    l’ossessione, e dice, e tace:

    Guarda –, e allora vedo.

    Il tuo non essere nient’altro che tu, frontiera,

    limite dell’universo, solo tu,

    questo tepore, tutto quello che non è

    tutto il resto – è difficile da dire,

    ma non semplicemente te –: tutto.

    12,32 
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    Notturno formale

    è troppo tardi per tornare a casa.

    obliterare
    vestiti per gioco come segnalibri

    rimandare il momento in cui ti spegni.

    mi toglierò il ghiaccio dai capelli,
    ti dirò che il corpo non significa niente.

    Fotografie di Nerina Toci

    14,21 
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    Per non sparire

    Dall’introduzione di De Angelis:

    «La scena è alta, grandiosa, ispirata. Francesca Mazzotta scrive un poema biografico e universale, singolare e assoluto, con una tensione alla totalità che confina con il pensiero indiano, con l’Atman proteso al Brahman, con la vita singolare profondamente connessa all’Intero della creazione».

    Sarà liberatorio risvegliarsi

    più vivi, saper dire

    “siamo stati”.

    Per primo affiorerà il volto, il collo

    bianco perla, le nicchie delle clavicole

    il torace – risacca di respiro.

    Ancora disabituati al sole sentiremo

    tremori di sangue per i gorghi

    dei polsi, il suo beato pulsare.

    14,21 
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    Nel tempo del padre

    Anche stamani sei sceso nel sonno,

    più giovane di quando sei partito,

    ed erano parole oscure al sommo

    del tuo transito, accenni di un invito

    per altre strade, segnate dai demoni

    celesti, nella lingua delle ombre.

    Ti seguivano, in un vigore estremo,
    un cane lupo e un gatto, là ove incombe

    l’ascesa della Pania in faccia al mare

    -incessante il silenzio di quel luogo
    e la quiete sui volti -, e ritornare
    è stato come il principio, nel rogo
    del giorno, fino al lampo dell’occulto

    indistruttibile, al codice muto…

     

    14,21