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Nel tempo del padre

14,21 

Anche stamani sei sceso nel sonno,

più giovane di quando sei partito,

ed erano parole oscure al sommo

del tuo transito, accenni di un invito

per altre strade, segnate dai demoni

celesti, nella lingua delle ombre.

Ti seguivano, in un vigore estremo,
un cane lupo e un gatto, là ove incombe

l’ascesa della Pania in faccia al mare

-incessante il silenzio di quel luogo
e la quiete sui volti -, e ritornare
è stato come il principio, nel rogo
del giorno, fino al lampo dell’occulto

indistruttibile, al codice muto…

 

Descrizione

La raccolta di Dalle Luche è costruita in modo attento, levigato, e segna un ulteriore passo verso la maturità espressiva del poeta massese. Infatti, oltre alle presenze e agli affetti che si incontravano nelle precedenti prove, questa volta la memoria, strumento conoscitivo per eccellenza, ci accompagna attraverso soglie nuove, per affrontare, in modo diretto, senza fronzoli, il tema della morte e della mancanza. In questa frontalità, Dalle Luche, scopre qualcosa di nuovo, come un vuoto o un’austerità onesta, che lo pone al riparo dal “gergo” patetico e allo stesso tempo fa salire di livello il valore universale di molti testi. Spicca, poi, quello che può essere considerato il nucleo veramente innovativo di questo libro: le poesie dialettali, scritte in un idioma, il massese appunto, che raramente (o forse mai prima) tocca questi vertici di drammaticità. Un dialetto adattissimo alla commedia, al riso crasso come alla sottile ironia, che Dalle Luche riesce a piegare magistralmente alla pietas e alla filosofia in versi, operazione che alcuni grandi del novecento hanno saputo fare con i loro dialetti. Il massese ci arriva adesso, con questo libro.