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Il latte dello Stato
Mosiewicz costruisce un universo linguistico in cui convivono tecnicismi economici, mitologie civili, scenari post-apocalittici, parabole morali e improvvisi lampi di intimità. È un mondo in cui il desiderio di comprensione diviene gesto lirico, e in cui la poesia si misura con gli strumenti – spesso opachi, talvolta implacabili – dello Stato, della tecnica, del mercato. Il “latte” del titolo, insieme nutrimento e veleno, origine e potere, assurge a metafora della condizione contemporanea: ciò che ci forma è anche ciò che ci espone, ciò che ci sostiene è ciò che ci vincola.
Opera di rigorosa costruzione ritmica e di notevole ambizione teorica, Il latte dello Stato propone una poesia che non rifugge il mondo ma lo assume nella sua complessità, osservando l’epica diffusa del presente e reinventandone i codici. Nel frammento, Mosiewicz rintraccia non la dispersione ma la possibilità di una nuova visione.
Edoardo Mosiewicz (Milano, 1994) ha studiato filologia latina medievale, pubblicando le sue ricerche su E Codicibus e Filologia mediolatina (SISMEL). È autore del libro di poesia La somma dei sensi (Italic Pequod, 2019) e suoi testi sono apparsi su Poesia (Crocetti, 2024) e Inverso. Attualmente gestisce un’azienda agricola.
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Testamento
La raccolta attraversa il linguaggio della città, il ritmo delle metropolitane e delle autostrade, l’eco della musica e delle arti visive (Basquiat, Joyce, Campo), fino a trasformarsi in un archivio intimo e collettivo, in cui l’io si dissolve nell’eredità di chi resta e nel dialogo con i morti. L’ultimo testamento diventa così un testo continuamente aperto, provvisorio, destinato a essere trovato, tradito, riscritto.
Opera radicale, Testamento, capace di fondere tradizione e sperimentazione, lirismo e documento, autobiografia e critica culturale. È un libro che chiede di essere letto come atto di resistenza e di affidamento: un’eredità che non smette di interrogare chi la riceve.
Adele Bardazzi (Firenze, 1991) vive a Utrecht, dove insegna Letteratura italiana e comparata all’Università. Ha pubblicato la raccolta I nomi di Emanuele (Arcipelago Itaca, 2023). Suoi testi sono apparsi in riviste e antologie («Nuovi Argomenti», «Formavera», «Inverso», St Anne’s Review, Poeti nati negli anni ’80 e ’90 a cura di Giulia Martini, Sesto repertorio di poesia italiana contemporanea). Ha tradotto OBIT di Victoria Chang (Interno Poesia, 2024) e alcune poesie di Cristina Campo (The High Window, 2021).
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TLC
vorrei proiettarti sulla parete bianca
vederti in realtà aumentata,
ma resti off-screen, come t’immagino.
occhio appagato sì ma resta l’ellissi tattile, uditiva.
neanche la tua voce è tua in un messaggio vocale
pure registrata con quell’app dolby sound
per una risoluzione lossless hi-fi premium stile.
da audiofilo le cuffie over-ear;
a ogni videochat allargo lo schermo.
cercando l’uno a uno sembra di averti qui mento -
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Un giorno di festa
Se la casa è vuota ho un po’ di paura,
ma quando arrivano gli altri
è un terrore diverso
e una gioia essere qui, farmi piccolo
per lasciarvi più spazio.
Mi piace una vita spesa così,
in compagnia, con voi sempre di fronte
e io che vi mostro con quanta fatica
divento ogni giorno una persona migliore.
Per soddisfare un vostro capriccio
sono diventato una sedia,
un martello per battere il muro:
un oggetto qualunque, e sto bene con voi.Il poeta affronta temi come la perdita, la morte, l’infanzia, il sogno e la memoria con uno stile che mescola descrizioni dettagliate e concrete a improvvisi slanci visionari, in un continuo dialogo tra l’esteriorità e l’interiorità. Le immagini crude, quasi fotografiche, si alternano a momenti di riflessione esistenziale, creando una tensione costante tra la realtà tangibile e la sua trasfigurazione poetica. L’attenzione all’uso della parola, mai superflua, e il controllo rigoroso del ritmo e del tono rendono questa raccolta un esempio di alto artigianato poetico.
L’autore ci invita a uno sguardo disincantato, ma non privo di compassione, verso il mondo; i testi si sviluppano come un’esplorazione etologica delle relazioni umane e animali, dove ogni figura e ogni gesto sembra nascondere una verità più profonda e dolorosa, ma allo stesso tempo necessaria. In questo, la poesia si fa non solo espressione di un’esperienza soggettiva, ma anche una forma di sorveglianza critica e lucida sulla coscienza collettiva.
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Babajaga
Babajaga vive in un regno
di gusci vivi.
Sono suoi la betulla
d’argento, i cani affamati,
un gatto magro e
digrignato.GAIA GIOVAGNOLI (RIMINI, 1992) è scrittrice e cartomante.
Ha pubblicato il romanzo Cos’hai nel sangue (Nottetempo, 2022 – vincitore del Premio Dante Arfelli; Finalista al Premio Fahrenheit Radio3, al Premio Berto e al Premio POP). Di recente ha pubblicato il suoi secondo romanzo, Chiedi se vive o se muore sempre per Nottetempo. In poesia ha esordito con Teratophobia (’roundmidnight edizioni, 2018).
12,00 €11,37 €






