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Lestat sono io

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Quaranta anni fa Flusser scriveva che solo i cosiddetti fotografi sperimentali si “sforzano effettivamente di produrre informazioni impreviste”, solo loro sanno “di giocare contro l’apparecchio”. Ma neppure loro, continuava, “sono coscienti della portata della loro pratica: non sanno di stare tentando di fornire una risposta alla questione della libertà nel contesto generale degli apparecchi”.

Bongiorni è dotato di una grande tecnica che gli consente di giocare questa partita sperando di uscirne vincitore

Descrizione

La fotografia di Bongiorni, nel suo continuo oscillare formale, nell’ostentata discontinuità poetica, cosa cerca se non di rispondere, attraverso le fratture naturali del tempo che diviene, a questa domanda così necessaria? Lo scorrere decennale dei suoi scatti, delle sue pose, dei soggetti umani e non umani, vivi o raggelati nella materia, vegetali o astratti che siano, cosa stanno importunando se non una dimensione che sempre più ci sfugge, noi così poco propensi ormai a citare, anche solo di sfuggita, lo spirito vivente?
Bongiorni con il suo libro foto meravigliose, ci indica la direzione per la costruzione di una nuova fiducia nell’umanità, perché è consapevole che questa è l’unica forma di rivoluzione che ci sia ancora concessa.