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  • Prospettive

    Spesso chi si occupa di arti visive, chi ha fatto di questa forma la propria via di espressione nel mondo, sente, ad un certo punto, Il fascino della parola. Musica, pittura, scultura sono, si dice, linguaggi universali, che non necessitano di una vera traduzione, che non portano con loro quel tradimento che la parola, il logos, invece contiene. Eppure, sempre, come fosse un paradiso perduto, la parola chiama, convoca ogni artista al suo mistero. Anche Giuseppe Bartolozzi non è sfuggito a questo richiamo. Anzi, ha deciso di seguirlo in modo originale, offrendoci un testo composito e articolato, composto da scritture diverse (prosa, poesia, riflessioni e impressioni istantanee) e in continuo dialogo con la sua arte figurativa e con il tempo della vita, soprattutto se coniugato al futuro.

    Volume stampato grazie al contributo della Fondazione Giuseppe Bartolozzi e Clara Tesi, con cui la casa editrice collabora.

    10,00 
  • Basi

     

    Paola Di Gennaro è nata a Napoli, dove insegna letteratura inglese. Ha vissuto a Londra, Tokyo e Parigi, e ha pubblicato studi critici di letteratura inglese e comparata. Del 2010 è la sua prima raccolta di poesie in inglese, Destiny Please. Nel 2016 ha collaborato al Laboratorio di poesia del Premio Napoli nel centro penitenziario di Secondigliano. Ancora storia (finalista Premio Nuovi Argomenti 2021) è del 2017.

    15,00 
  • Agnello a tracolla

     

    . confine

    alle tue mura, qui a confine, o città

     

    sulla linea rossa, oltre, ah! mi spingo

    avanzo, nel mio nome, è già, la sorte,

    – l’eroe della scopa – ah, mi deridono,

     

    sei maschera o cane via la maschera!

    … parole che cercan, chi è sì, l’altro

    davanti, a noi, indentro, allo sguardo

     

    per – amarlo tacerlo – finché ’l cuore

    cede, al dì che deve, a lasciar campo

    al grano, come madre ’l figlio a terra

     

    che nuvola va e pioggia ritorna … …

    16,00 
  • Scatola cranica

    Chi conosce l’autore di questo libro può farsi finalmente l’idea giusta sul suo conto e di rimbalzo sul proprio conto. Decidendo magari di riattraversare a conti fatti la lettura dei suoi volumi precedenti e postumi nondimanco.
    Chi lo incontra qui per la prima volta, invece, è invitato a basculare  tra  la struttura scheletrica di una scatola cranica e la mente vulvare di 4 anni che la abita, essendone però a sua volta abitata.

     

    15,00 
  • Ordine del sud

    Infine ho visto un autobus che le risucchiava

    verso una musica a volume esagerato,

    l’ho visto barcollare via, il fumo nero,

    la piccola sedeva sulle cosce della mamma,

    batteva a ritmo i palmi e sorrideva.

     

    Roberto Minardi (Ragusa, 1977) vive a Londra, dove si è trasferito nel 1999 – con permanenze più o meno lunghe in America Centrale. Ha pubblicato quattro libri di poesia: Note dallo sterno (Archilibri, 2007), Il bello del presente (Tapirulan, 2014), La città che c’entra (Zona, 2015) e Concerto per l’inizio del secolo (Arcipelago Itaca, 2020).

     

    15,00 
  • Un giorno di festa

    Se la casa è vuota ho un po’ di paura,
    ma quando arrivano gli altri
    è un terrore diverso
    e una gioia essere qui, farmi piccolo
    per lasciarvi più spazio.
    Mi piace una vita spesa così,
    in compagnia, con voi sempre di fronte
    e io che vi mostro con quanta fatica
    divento ogni giorno una persona migliore.
    Per soddisfare un vostro capriccio
    sono diventato una sedia,
    un martello per battere il muro:
    un oggetto qualunque, e sto bene con voi.

     

    Il poeta affronta temi come la perdita, la morte, l’infanzia, il sogno e la memoria con uno stile che mescola descrizioni dettagliate e concrete a improvvisi slanci visionari, in un continuo dialogo tra l’esteriorità e l’interiorità. Le immagini crude, quasi fotografiche, si alternano a momenti di riflessione esistenziale, creando una tensione costante tra la realtà tangibile e la sua trasfigurazione poetica. L’attenzione all’uso della parola, mai superflua, e il controllo rigoroso del ritmo e del tono rendono questa raccolta un esempio di alto artigianato poetico.

    L’autore ci invita a uno sguardo disincantato, ma non privo di compassione, verso il mondo; i testi si sviluppano come un’esplorazione etologica delle relazioni umane e animali, dove ogni figura e ogni gesto sembra nascondere una verità più profonda e dolorosa, ma allo stesso tempo necessaria. In questo, la poesia si fa non solo espressione di un’esperienza soggettiva, ma anche una forma di sorveglianza critica e lucida sulla coscienza collettiva.

     

    12,00 
  • Piove sul bugnato. Il riso e il serio

    Non c’è nulla (oggetto, evento, testo, sentimento) che in linea di principio non possa contenere l’ingrediente, sulfureo e oscillante, capace di attrarre lo sguardo di Alessandra, propiziarne la sua segreta elaborazione ed eventualmente la restituzione che vorrà regalarcene. Prende il mondo in parola, ma poi della parola coglie i lati cangianti, volta per volta ingannevoli o ridicoli o struggenti; quando mondo è diventata la parola stessa allora capita che Alessandra al mondo la rimetta. Quando è il caso, proprio in forma di rimetta. Grazie a lei di tanta grazia.  (Stefano Bartezzaghi)

     

    Alessandra Celano

    irpina trapiantata tardivamente a Roma, insegnante a tempo pieno, architetto a tempo perso, cultrice politeista di giochi con le parole, poesia à contrainte, endecasillabi, sonetti, riversa i suoi componimenti nel blog Piove sul bugnato. Alcuni sono stati pubblicati in Vibrisse, blog di Giulio Mozzi, e in Lessico e Nuvole, rubrica del supplemento Il Venerdì di Repubblica. Ha curato con Giulio Mozzi, per Vibrisse, i giochi poetici Lodi del corpo maschile e Le cose che ci sono in casa. Sul settimanale Pagina 99 ha tenuto una rubrica di giochi, con Antonella Sbrilli, tra il 2015 e il 2016. È una dei sette autori dell’antologia di poesia giocosa curata da Stefano Bartezzaghi Biancaneve e i settenari (Bompiani, 2022).

    12,00 
  • Saprò dire il tuo nome

    «Ci stringiamo

    tra ossa rotte

    dentro un buio d’ottobre

    dentro una domenica

    di pace

    di un sole giovane

    in cui mi parli

    in cui mi ascolti

    in cui capiamo

    l’inganno raccontato

    che per essere amore

    si deve solo patire.»

     

    Massimiliano Coccia appartiene alla schiera dei poeti nati e vissuti dentro luoghi e linguaggi diversi, lontano dalla nicchia accademica, invisibile per quanto dominante.
    È un poeta vero, assetato, e questo suo libro, Saprò dire il tuo nome, si legge con una consapevolezza che diviene testo dopo testo marmorea: di poeti simili ne ha bisogno il nostro panorama, di voci libere, sincere.

    In copertina: L’homme pressé di Andrea Bozzo

    10,00 
  • Silenzio assenzio

    Le greguerías tappariane non solo sono coerenti con la definizione del loro inventore, Ramón Gómez de la Serna, quali brevi componimenti aforistici nati da uno scontro casuale tra il pensiero e la realtà, ma rimodellano lo sguardo stesso sulla realtà, liberandolo da ogni pensiero dogmatico e ogni pregiudizio.

    Se “La chiosa è il luogo di culto / di chi vuol avere sempre / l’ultima parola”, Tappari ci insegna qui ad amare il dubbio, l’equilibrio instabile del senso; e il suo giocare ci libera dalla tirannia del Tempo.

     

     

    12,00 
  • Piccole immagini complete

    Piccole immagini complete è un’espressione attribuita a Francesca Woodman in un articolo italiano del 1979, con cui l’artista indicava la propria volontà di lasciar trapelare sulla superficie delle cose il mistero latente che si annida nel quotidiano.

     

    la crocchia dei

    capelli, una sequenza di

    Fibonacci

    oggi ebbe molte prove di

     

    never

    ever

    rêve

     

    lei è distesa e non ha

    gambe, le pieghe della

    gonna, un’antica

    colonna, caduta

    15,00 
  • La camera era rossa

    Raccolta vincitrice del premio Lo Spazio, questa è la seconda uscita nella serie Poetica de Lo Spazio. Affrontare il tema della memoria e della nostalgia in poesia non è facile, ma Zironi riesce a costruire con grande delicatezza tutto un immaginario.

    Esplora il concetto del cambiamento nel corso del tempo, sia a livello personale che sociale, il passato, il presente e il futuro, oltre alle trasformazioni culturali e storiche che influenzano le vite dei personaggi presenti nelle sue poesie.

     

    Era il tempo del padre e della madre, della casa,

    della neve sui tetti, delle rondini che tornavano a

    primavera, del balcone con le formiche, della

    nonna che mi insegnava a lavorare a maglia, e il

    primo schermo in bianco e nero – senza

    telecomando – dispensava film già vecchi dopo

    Carosello. Era il tempo della verità – nemmeno tu

    avresti avuto dubbi sul luminoso futuro che si

    prospettava – Il corpo che cresceva era un

    percepito appena, lontano come la vecchiaia. Era il

    tempo del padre e di un piccolo mondo perfetto,

    nel cortile anni Sessanta.

    15,00 
  • Nemat

    Ritorna in libreria Fabio Orecchini con un poema frastagliato. La natura minerale prende coscienza di sé attraverso il linguaggio. La memoria geologica si fonde con quella privata, il terremoto è un echeggiare rimontato di voci registrate, i versi sulla pagina ricordano certe esperienze al limite di Mesa, Villa, per mettere a nudo quanto di più umano ci sopravviva oltre ai dati biologici: la percezione del dolore.

    15,00