Description
Brian Molko nel documentario This Search for Meaning: “…the person who chooses to stare into the void owes no explanation whatsoever to the person who chooses to stand and watch…”.
Che cosa collega una crudele filastrocca infantile e lo spazio interstellare? L’ossessione erotica e le finestre? La morte del più grande attore italiano, la matematica e l’anarchia? Una canzone di The Cure e i madrigali? Minneapolis e i Joy Division? Il cinema, la musica e il fumo? La video arte e la fisica quantistica? Il vento, le cameriere e le risate? Una piscina, il filo spinato e James Joyce? Un piccione, un gabbiano e un bicchiere rotto? La bocca di Nefertiti, Franz Schubert, un suonatore d’organetto e l’arrotino? Le stragi in Palestina Libano Iran Ucraina Sud Sudan e la nascita del linguaggio? Il tango di Satana e il capitalismo tecnoidiota che ci avvita? Un pianoforte a coda, una parete rosso cadmio e il suicidio? Il flamenco, il manierismo e Francis Bacon? La poesia di Paul Celan, i meridiani terrestri e un messaggio in bottiglia? Una radiografia di Marlon Brando, l’Apocalisse e una meditazione koto? La filosofia, il cielo e il polistirolo? I piedi di Santa Teresa d’Avila del Bernini, angeli cherubini serafini e le cloache? Le palline del flipper, il tanto vino e gli emisferi cerebrali? Gli occhi dei gatti, la danza e l’Oceano Indiano? Le ombre e le maschere, le voci e i volti? Il sistema solare e la vanità delle frane? Li collega tutto e niente. Un’opera visionaria tripartita e fuori da ogni codice: film sperimentale intimo in forma di sconcerto monumentale (più di tre ore e mezza di durata) + libro parallelo non convergente, fotoromanzo arcaico e atlante astronomico, senza narrazione apparente, che schiva – per umiltà e humour, non per alterigia – qualsiasi definizione di genere + album musicale scaturito dalla temperie vulcanica degli altri due ‘manufatti’, una caldera autonoma, quasi a loro compimento e fusione iconoclasta, nel flusso di melodie ritmi rumori in deriva esicastica (per ascoltarlo: link all’interno del volume).
Fred Biondina – Marzia Puškin – Ilenia Pecchini – Federico Nobili
Fred Biondina non è Marzia Puškin, ma talvolta, per la di lei sventura, Marzia diventa anche Fred. Si occupano principalmente di matematica non commutativa, di vagabondaggi notturni mentre muoiono e nascono Papi, di abitare con classe e disagio tutte le lingue e i dialetti terrestri. Ilenia Pecchini piega cavi metallici, decontestualizza chiodi, viti, bulloni, rondelle, mescola polistirolo con le sue eleganti mani Mani ed è proprietaria unica della società cine-astronomica Shadows Lady. Quando danza ti mette a distanza. Insieme non formano una Trinità, perché non hanno tempo, ma si scambiano spesso le loro voci in forma di Holy Ghost.
Federico Nobili vive con ritmi circadiani da rockstar senza conto corrente e ha curato (perché malato, ma senza guarirlo) libro + sound design, musiche, montaggio, produzione di film e album. Con questo triplice viaggio ha pure freddato Fred, suo alter ego alterato – ergo, le operette si potrebbero considerare semi-postume.











