Description
Il latte dello Stato, di Edoardo Mosiewicz, è un’opera che interroga dall’interno la forma stessa del lirico, facendosi dispositivo metanarrativo e sonda critica della contemporaneità. I cinquantuno testi che compongono il libro si presentano come frammenti di narrazioni sommerse, incipit di romanzi inesistenti che attraversano generi e registri – dall’epica fantascientifica alla cronaca finanziaria, dalla distopia alla parabola teologica – preservando però la tensione ritmica e l’urgenza conoscitiva proprie della poesia.
L’uso sistematico dei caporali bassi, che incorniciano ogni componimento, trasforma la raccolta in un repertorio di voci riportate: ciò che leggiamo appare come citazione, eco, residuo di un discorso più vasto e irrimediabilmente perduto. Come osserva Giulia Martini nella prefazione, questi segni grafici agiscono come marcatori di mediazione, dispositivi di sospensione o di delega enunciativa: ogni poesia si offre così come estratto da un’oralità non più ricostruibile, come reperto filologico di un testo che sopravvive soltanto nella forma della sua mancanza. Ne risulta un io lirico per sottrazione, una presenza decentrata e laterale, che proprio nella sua reticenza acquista un’evidenza quasi metafisica.

La vita vince ancora una volta 








