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È come «l’angoscia di una nascita», scrive D’Annunzio, la parola della morte. Uno stato di cose in cui la forma consuma la mano che la crea. Nella prima contemporaneità, questo principio ontologico ed estetico si moltiplica in declinazioni diverse, come incarnazione di quello che l’Anonimo «Bonaventura», già all’inizio dell’Ottocento, chiama «ininterrotto morire».
Stefano Bottero è nato nel 1994. È dottore di ricerca in Italianistica presso l’Università Ca’ Foscari Venezia. Si occupa di letteratura contemporanea ed estetica. È redattore di «Polisemie» e collabora con periodici tra cui «Lingua italiana» (Treccani) e «Nuovi Argomenti» (Officina poesia online). Per Industria & Letteratura ha pubblicato nel 2023 Notturno formale, in dialogo con le opere dell’artista Nerina Toci.










