L’occhio si è rotto
e mi sono svegliata:
sono scesa nel cuore
per la luce ma era
buio che spande, tubo rotto.
Sfuggono i cocci, le gocce, le parole,
il palmo un colino, solo
sabbia di buio che m’ingorga,
polmoni-sacchi se la diga cede,
la gola una palude senza odore.
E allora risalgo e incollo l’occhio,
che veda triplo e ancora più lontano,
che non ghiacci o s’asciughi
sempre aperto, sasso di luce
che col tuo sasso fa scintilla.

