Se mi passi la mano sulla schiena
senti un nodo, una noce, un vuoto sasso:
lì c’è un eco che mai fuori risuona
che in sé si centra e mai niente disperde.
Poggiaci su il tuo palmo, come spugna,
bevi quel buio, quella pozza asciuga
fa che l’eco ti si sperda in ogni vena
fa che il mio nodo si sciolga ed abbia suono.
Il tuo braccio il mio tunnel di parola
le dita a restaurare i miei mattoni,
sbobina la cassetta al mio respiro:
dai l’acqua a questa nera fioritura.

