Il mio orologio è ancora indietro a te
sceso nell’ombra, diventato memoria,
la strada cancellata sotto a me
come di sabbia questa nostra storia.
Siamo un dente di latte che tentenna
un filo di medusa che ci lega,
eppure ogni tuo suono rompe un vetro
ogni mio sguardo una forchetta piega.
Le mani senza te due piatti vuoti
ma vicino all’orecchio due conchiglie:
soffiano la memoria della pelle
raccontano l’intreccio delle ciglia.

